D.ssa Francesca Bogliolo – Critica d’Arte

“Il mondo esterno è qualcosa d’indipendente dall’uomo, qualcosa di assoluto e la ricerca delle leggi che regolano questo assoluto, mi appare come un sublime impegno della vita“. (Max Planck)

L’incontro con Giuseppe Portella apre una porta sull’assoluto e sulle leggi che lo regolano, suscitando enigmi che resteranno senza risposta, favorendo un dialogo sull’arte raro e arricchente. Tra le sue opere, l’artista si muove con l’attitudine del filosofo e la competenza dell’antico artifex, senza lasciare spazio a esitazioni. Ciò che davvero risulta evidente è come la sua ricerca sia incessante e continua, come l’arte sia per lui una vera e propria necessità, come le sue superfici illuminate acquisiscano una vita propria, quasi appartenenti a un mondo “altro”.

Sebbene sia senza forma, la luce definisce i contorni delle opere che ho intorno, così come avviene per il resto della realtà, invitando a una serie di riflessioni. Repentinamente prendo atto che senza luce non sarebbe possibile indagare a fondo le infinite sfaccettature del mondo, interiorizzare il concetto di tempo, percepire i confini spaziali. La luce è principio di ogni cosa: investendo un oggetto e permettendogli di proiettare la sua ombra lo identifica e, in un qual senso, lo crea e lo mette in relazione con tutto quello che lo circonda. Se non si prendesse in considerazione la luminosità non si avrebbe piena coscienza della ciclicità che pervade l’intera esistenza, non si concepirebbero il buio, l’assenza, il silenzio, il vuoto.

Come teorizzato dalla fisica, la luce è energia, materia e in quanto tale madre, capace di originare, scolpire e determinare quella che ogni giorno amiamo definire come realtà, immergendo l’uomo in una dimensione che varia in base a una serie di fattori temporanei e opinabili. Confrontarsi con la luce a livello antropologico invita infatti a considerarne le diverse influenze, variabili in base al periodo storico, alle condizioni geografiche, alle attitudini culturali, sociali, simboliche e psicologiche. Indubbia resta la funzione chiarificatrice della luce, abile prestigiatrice capace di svelare, rivelare e nascondere la complessità del mondo, sia in ambito reale sia metaforico. Eppure, tutto ciò che appare risulta altrettanto fugacemente destinato a scomparire. La luce ci invita a considerare il passato e il futuro nella loro effimera sequenza, chiarifica la necessità di considerare il qui e ora come unica dimensione concepibile e assimilabile nella sua genesi temporanea.

Di queste riflessioni attente e inevitabili è imbevuto il procedere artistico di Portella, artista milanese di origine siciliana di rara sensibilità, che ha fatto dello studio e della comprensione della luce l’oggetto del suo lavoro scrupoloso, la cui ultima serie, denominata OloLux, risulta cardine e veicolo di conoscenza e bellezza. L’artista ha chiaro come, da sempre, l’arte sia materia di luce, in grado di immergere l’uomo tanto nella realtà, quanto nel sogno, nell’illusione. Tutto ciò che vediamo non è reale, ama ripetere Portella, le cui parole sembrano riecheggiare nella mente di chi scrive come una mantra. Non c’è una verità che sia tale, tutto ciò con cui interagiamo non è altro che una proiezione nostra, dei nostri pensieri e delle nostre considerazioni illusorie.

Accostandosi alle sue opere mentre si tiene conto di questa percezione, se ne resta inevitabilmente attratti e se ne intuisce la forte valenza iconografica: attraverso l’inserimento costante di alcuni elementi, Portella realizza una fusione tra il materiale utilizzato e una simbologia archetipica capace di attraversare i tempi. La luce sposa la resina, antico materiale capace di conservare elementi a imperituro ricordo, eletto fin dagli esordi da Portella come elemento tecnico e stilistico caratterizzante. Non solo una sostanza capace di trattenere frammenti di memoria e costituire con questi un archivio prezioso di testimonianze fuggevoli, ma anche un veicolo evocativo di emozioni e significati, che unito alla luce invita a oltrepassare la dimensione tangibile per avventurarsi all’interno delle cose, dove fluttuano le domande irrisolte. Una consolidata esperienza tecnica si unisce a un sentimento profondo modulando nuove forme dall’indiscusso fascino estetico, foriere di suggestioni interpretative. Ecco palesarsi all’occhio attento lo studio di Portella delle leggi che governano il mondo naturale: la sequenza di Fibonacci, lo studio della rifrazione e della riflessione dei raggi solari, l’indagine delle dinamiche percettive, l’approfondimento della fenomenologia del colore. L’arte si relaziona con la luce fin dalle sue origini, l’artista ne è consapevole: con lui si dialoga sulle indagini svolte nei secoli, passando dalle intuizioni delle popolazioni più antiche, attraversando le dinamiche barocche, realiste, impressioniste, fino a giungere ad Alviani e Pistoletto.

L’artista esercita la sua immaginazione con acume, spingendosi allo studio delle teorie più controverse sulle origini dei tempi, confrontandosi con la tradizione, approfondendo lo studio delle scienze. L’uomo, l’artista, indaga l’incontro tra conosciuto e sconosciuto, tra verticale e orizzontale, silenzio e linguaggio. Poi, d’un tratto, sembra opportuno dirlo, giunge all’illuminazione. La luce viene da dentro, è insita nelle cose, nell’uomo, nell’universo. Ciò che conta è la consapevolezza, che tra le opere di Portella si affaccia con la prudenza e l’eleganza di un inaspettato raggio di sole o di un aneddoto di filosofia zen, quello in cui un allievo viene invitato ogni giorno dal maestro a sedere con una tazza in mano e a descrivere di cosa si tratti. Ogni giorno, metaforicamente, noi sediamo come quell’allievo con una tazza in mano, cercando di fornire risposte e venendo invitati a tornare il giorno seguente fino a quando all’improvviso giungiamo alla comprensione, e senza parlare sorseggiamo delicatamente il the dalla tazza, nello stesso modo in cui osserviamo un quadro lasciando che le emozioni e le domande ci attraversino. L’ignoto è un’apertura luminosa, l’ignoto è trasparente, intuibile solamente attraverso l’esperienza. Questo l’artista offre come dono a chi si rapporti con le sue opere: come una via di luce, Portella invita a vivere con completezza la viva e incessante esperienza del mondo.