Ottobre 2017

Giuseppe Portella – …. e di luce – 

Definire pittura le opere di Giuseppe Portella sarebbe improprio. Portella indaga, o come lui ama dire si “sporca le mani”, con un materiale, la resina sintetica, che per le sue caratteristiche chimico-fisiche richiede un lavoro che somiglia più a quello dell’artigiano che dell’artista. Ma per Portella, questa caratteristica propria della materia su cui agisce, di cristallizzare, congelare, conservare, è assolutamente coerente con i tempi – lunghi e dilatati – della riflessione concettuale che sta alla base della sua ricerca artistica.

Riflessione che si compone per strati fino alla superficie o alle forme, translucide e brillanti, quasi liquide e riflettenti che declinano in sequenze le leggi della cinetica, giocano con quelle della percezione, sfidano il caso catturandolo e congelandolo in un istante – per sempre.

Einstein definiva il mistero come  “la sorgente di tutta la vera arte e di tutta la vera scienza”: tutta la ricerca di Portella si muove su questa linea di confine che è in primo luogo una linea che separa la luce della nostra presunta conoscenza, del nostro essere nel mondo, dal buio di un mistero che ci precede e che ci attende. Dei concetti della fisica e della matematica che sono divenuti “realtà dimostrate” mette in scena quelli che più che definire verità scalfiscono la pretesa di una visione univoca, innescando una nuova tensione e nuove domande perché, come ha detto un grande scienziato, una teoria non è fatta di verità ma di coerenza. E proprio su questa idea di coerenza, che ha in sé qualcosa di magico, o poetico se portata alle estreme conseguenze si fonda la traduzione plastica che Portella fa di numeri, formule, teorie.

Materializzare un concetto, solidificarlo, poterlo visualizzare, persino toccare, concentrarlo in una materia perfettamente coerente a mostrare un ordine che si vorrebbe fisso nella convinzione – che anni di ricerche artistiche confermano – che soltanto l’arte può svelare i meccanismi invisibili che governano l’universo senza sottrarre e senza sottrarci al mistero.

Un mistero che è quello di essere orbite che si generano a partire da correnti di energia che non possiamo vedere ma soltanto abitare, orbite che nuotano in un mare di colori che sono frequenze che la luce ci restituisce.

Una luce che non è solo, in Portella quella che colpisce, da fuori, un oggetto. Che lo illumina. Una luce che è calore che viene da dentro, che le terre sensibili affogate nella resina raccolgono, un gioco chimico di cui i passaggi di stato dell’elettrone – dal nucleo a uno strato più esterno e poi di nuovo al nucleo – rappresentano soltanto la spiegazione scientifica. Di questa legge Portella fa poesia, quella che disegna i mondi che abitano la nostra oscurità con una luce differente.