Gennaio 2016

Di origini siciliane, Giuseppe Portella, probabilmente porta in sé la potenza generatrice del fuoco dell’ Etna, la luce che dalle profondità della terra emerge sotto forma di fulgida lava.

“per me la luminescenza è quella fiamma vitale che permette alle mie opere

di danzare al buio, quando ogni luce si spegne

Con queste parole, con questo intento, l’arte di Portella avanza, nella creazione di opere che egli realizza con la resina, suo materiale prediletto a cui unisce terre rare luminose, attraverso le quali accendere la “fiamma vitale” grazie al fenomeno fisico della luminescenza – offerto da materia che assorbendo luce la rilascia, per eccitazione di fotoni, quando è buio -.

La sua intera ricerca è un continuum di sperimentazione: quadri, sculture, oggetti di design, pavimenti artistici che grazie alle “sue” resine trovano la via dell’eternazione grazie a questo materiale, legando profondamente passato e futuro e, attraverso la luce, il viaggio verso un infinito ignoto si presenta come strada che seguiranno, al di là del tempo, le sue creazioni. Giunge alla mostra Arte a PalazzoL’espressione del mondo a Bologna, con cinque opere, Nelle nostre mani, Aqua Lux Vitae, Equilibrio, Autonomia della Matematica e Undici, delle sculture e quadri-scultura, processi maieutici che spiega in maniera molto chiara e visionaria, in questo modo. “Il potere della scultura è quello di trasformare un concetto, un’idea o un’emozione in una forma che occupa uno spazio reale. […] Non importa quale sia il seme che ha dato origine al un quadro in resina, il risultato è sempre un’opera unica ed irripetibile.”  Per quanto è sempre vero che ogni opera è unica, nel caso dei lavori in resina questo è ancor più vero proprio per le peculiari caratteristiche del materiale che, ormai, per l’artista, non ha più segreti ma che, tuttavia, non si lascia addomesticare dal suo volere, restando in un limbo tra le due volontà, quella di Portella e quella della resina medesima.

Le sue opere sono sorprendenti per la loro resa materica, suggestionata dall’uso di colori estremamente vividi, da un’intensità derivata dall’epifania che trova radici ancestrali nella resa coeva di esiti che, pur guardando ad altre esperienze, si rivestono, nel caso di Portella, di un concettualismo complesso e ricco di simbologie, che scopriamo mutare nel passaggio dal giorno alla notte.

E’ lo stesso artista, in alcuni concepts, a spiegare due delle opere; Aqua Lux Vitae “ rappresenta un essere acquatico con sembianze umane, un corpo composto da 7 sfere di luce propria, simbolicamente i chakra, le note musicali e i colori dell’iride. Caratteristiche evocative di un legame universale tra razze diverse […] L’essere umano è concepito e si sviluppa in un liquido, poi, dato alla luce non è più in grado di vivere nell’acqua e dunque, l’essere che ho immaginato incarna tale perfezione.” E la stessa cosa accade per l’opera Equilibrio, afferente alla serie Ciclo delle False visioni. “Tutto ciò che vediamo non corrisponde alla realtà, ciò che i nostri occhi vedono è il frutto di una nostra rielaborazione personale. L’opera è un mio studio della materia e della luce, che conferma che gli undici oggetti identici inseriti nell’opera vengono letti dalla nostra vista come undici oggetti differenti tra loro […] La realtà è solo una falsa visione nella quale la luce gioca un ruolo fondamentale”.

All’atto creativo tout court si affianca una volontà di intenti simbolici ed evocativi, di matrice filosofica che guardano alle teorie sulla genesi, di stampo scientifico ed eziologico. All’osservatore il compito di lasciarsi guidare verso un percorso che è, principalmente, escatologico.